Lico Fremont, Scarpe da trekking infantile, blu royalblau/grau/schwarz, 39

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Lico - Fremont, Scarpe da trekking infantile, blu (royalblau/grau/schwarz), 39

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  • Materiale esterno: Sintetico
  • Fodera: Tessuto
  • Materiale suola: Gomma
  • Chiusura: A strappo
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Dalle origini al 1469

  • Biologia dello sviluppo
  • Buchi neri
  • Il santuario mariano di Castelmonte sorge sulla cima di un monte alto 618 metri sul livello del mare, nella catena delle Prealpi Giulie, a 9 chilometri da Cividale del Friuli, e a circa 25 chilometri da Udine.
    Il luogo fu originariamente una postazione militare romana. La fondazione del santuario è probabilmente molto remota: alcuni indizi riportano ad un sacello, forse dei secoli V-VII.
    Tenuto conto che, sin dalla sua nascita, Castelmonte si trovò nella sfera d'influenza del Patriarcato d'Aquileia, caratterizzato da singolare fervore mariano, è verosimile l'ipotesi che soldati romani cristiani della guarnigione di Cividale (allora "Forum Julii"), o contadini che si erano rifugiati sulla cima del monte in occasione di qualche scorribanda compiuta, o semplicemente temuta, da parte di barbari venuti da est, abbiano portato lassù segni della loro fede e della loro devozione in un contesto nel quale il culto mariano s'intrecciava con quello di san Michele arcangelo (la cripta del santuario è dedicata, infatti, all'Arcangelo guerriero). A san Michele, poi, era particolarmente devota la prima Chiesa apostolica e i longobardi, giunti a Cividale nel 568, elessero l'arcangelo Michele a loro patrono. Queste remote origini fanno di Castelmonte uno dei più antichi santuari mariani del nord-est d'Italia.
    Si può pensare che già dai tempi dei longobardi e dei franchi, ossia dal VI al IX secolo, pellegrini cristiani si recassero numerosi a Castelmonte dal momento che un documento del 1244 presenta Castelmonte già pervenuta ad un notevole splendore: la chiesa di "Santa Maria del Monte" era in quel tempo una delle più importanti di tutto l'esteso Patriarcato di Aquileia.
    Purtroppo la documentazione scritta è piuttosto tardiva rispetto al periodo in cui si pensa iniziasse una devozione mariana a Castelmonte; il primo documento che nomina casualmente "Santa Maria del Monte", per una questione di confini, è datato 18 maggio 1175. Il secondo documento, in ordine di antichità, giunto a noi, è quello appena sopra citato: esso porta la data del 20 dicembre 1244; a quel tempo il santuario era considerato come un presidio sicuro, una rocca circonfusa da segni manifesti della protezione di Maria.
    Per questo motivo si può ritenere che la leggenda, con cui inizia queste breve guida, abbia in qualche modo sublimato la memoria collettiva delle terribili invasioni barbariche. Le preghiere d'intercessione alla Vergine e la strenua difesa del monte fecero da allora considerare Castelmonte luogo sacro a Maria e fortezza inviolabile a difesa della sottostante pianura.
    Nel 1253 il santuario, già fortificato e custodito con le armi a protezione dei pellegrini e ingrandito fino a diventare un borgo, passò in proprietà al Capitolo di Santa Maria Assunta in Cividale: risale a quel periodo la costruzione di un portico davanti alla chiesa per il ricovero dei pellegrini.
    Altri lavori nella chiesa si resero necessari nella metà del XIV e nei primi decenni del XV secolo per adeguare il santuario alle esigenze di un flusso sempre crescente di fedeli e per rafforzare le strutture difensive contro i turchi. Il luogo, comunque, non fu mai sottoposto ad assedi. L'unica porta del borgo era chiusa la sera ma soltanto per impedire l'ingresso di ladri e di bande di malfattori che si aggiravano numerosi in quelle solitarie terre di confine. La porta che guarda ad est è detta di Pocacilla, dallo sloveno  Poklecila , che significa "inginocchiatoio", infatti, una pietra di questa forma, dove i pellegrini sostava­no in preghiera, si trovava nelle vicinanze. Popolazioni slave si erano insediate nella zona sin dall'VIII secolo.

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    1° giorno: partenza da Alberobello
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    Poco prima dell'alba di domenica 2 luglio 2017, dopo le 3 di notte, le webcam dei progetti  Meteo Cima Grappa  e  machetempofa.it  hanno ripreso un fenomeno raro: le  nubi nottilucenti , affascinanti nel loro colore madreperla, rare da osservare alle nostre latitudini. La sequenza di immagini è composta da alcuni scatti delle webcam ottenuti nell'arco di un'ora. L'ultimo rilevamento dalle stesse webcam risale a 5 anni fa.

    Chiamate anche  nubi polari mesosferiche , si formano generalmente in  mesosfera , attorno ai 75-85 km di altezza (le nubi più alte in assoluto) e sono visibili 1-2 ore dopo il tramonto oppure 1-2 ore prima dell'alba, quando i cristalli di ghiaccio delle nuvole vengono illuminati dalla luce del Sole, che si trova ancora sotto l'orizzonte, quindi nel momento in cui gli strati più bassi dell'atmosfera sono ancora oscurati dall'ombra terrestre.

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